IL SENSO DELLE COSE

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Il senso delle cose.
Chi sono io?
E’ la domanda che impone la Verità.
E’ un compito da assolvere quello di interrogarsi e chiedersi: “io, chi sono?”
Io sono in dovere di capire chi veramente sono perché devo comprendere chi è veramente l’altro.
E la comprensione è un atto dovuto, è l’anticamera dell’Amore che ci unisce e ci rende Eterni.
Noi non nasciamo Eterni, ma siamo capaci di diventarlo. Generando Amore.
L’azione di vivere la Vita consapevolmente ci rende materia immortale.
Il bel gesto ramifica possibilità.
Le possibilità nutrono. E il nutrimento sostiene la vita ed è capace di riprodurla. All’infinito.
Tutto diventa reale e si apre. Ci viene rivelato.
Nella piena consapevolezza del chi siamo, il dolore è respinto, appartiene al passato. Smette di ferirci.
Quale è il nostro ruolo? Quale è il compito che ci è stato assegnato?
E’ sempre la Vita a pretendere delle risposte. E’ il profumo della Verità ad abbracciarci e a chiederci risposte.
Ciò che non comprendiamo diventa un peso, un muro che impedisce l’Azione.
Dobbiamo raccoglierci nella comprensione profonda della vera essenza che siamo chiamati ad incarnare. Dobbiamo diventare reali e non immaginati o peggio ancora, indefiniti, incastrati nelle abitudini o nelle paure.
Dobbiamo passeggiare nella vita con grazia leggera e con il sorriso. E’ un atto dovuto al Cielo e alla Terra portare il sorriso sulle labbra.
E’ un profondo senso di gratitudine per la Verità sorridere alle persone che incontriamo. Le persone, tutte, sono portatrici di Vita. Sono la Vita. La nostra Vita. Le persone ci arricchiscono, e in ogni scambio o contrattazione di valori bisogna pagare un prezzo: il prezzo è la gioia.
Poi arriva la Morte, con il suo silenzio e il suo Mistero.
La Morte disegna scenari infiniti. Alcuni dicono insondabili.
Cosa è la Morte?
Un atto dovuto alla Verità.
Qualcuno arriverà nuovamente a dirci cosa è la Morte. Cristo lo ha già fatto ma non lo abbiamo compreso fino in fondo. La comprensione della Verità genera automaticamente delle responsabilità, che abbiamo deciso di non assumerci. Abbiamo preferito non comprendere fino in fondo la Passione. Ma l’Amore ha infinita pazienza. Tornerà con parole nuove. Tornerà l’Amore a dirci che non se ne è mai andato.
Nell’attesa abbiamo il compito di tenere in ordine la Casa interiore che ci è stata regalata: l’edificio interiore è lo spazio Sacro nel quale verrà depositata nuovamente la Verità. La Vita è un grande albergo: essa stessa ci chiede di tenere sempre disponibili, aperte, profumate e in servizio le stanze che ci sono state assegnate e che dovranno ospitare chi arriverà ad abitarci, durante e dopo di noi. Ce lo insegnano i Maestri, coloro che ci hanno preceduti. Abbiamo il dovere dell’ospitalità. E’ il compito primario della nostra esistenza ospitare. Accogliere. Accoglienza è Unità. Accoglienza è penetrare nella materia altrui e fondersi con l’altro.
Siamo albergatori di speranze e di possibilità infinite.
La Morte potrà anche non avere soluzioni da offrirci, ma il coraggio di mantenere in servizio l’Albergo, non ci verrà mai tolto se rimaniamo centrati sul ‘chi sono veramente io?’.
E il coraggio è la Vita. E’ la Volontà Divina. Reale. Immortale.
Catania 1 ottobre 2017

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